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Meditazione a distanza – Junkei di Antonello Ghenseki

Qui (alla fine della pagina) si può ascoltare il Junkei di Antonello Ghenseki, dato all’incontro MaD del 31 marzo 2026.

Il tema della condivisione post MaD, proposto da Massimo Shido, era su questa riflessione di Emanuele Severino sulla “fede”, sul suo essere o non essere un “dono”, sulla necessità o meno di liberarsene per essere davvero liberi. Un tema che interroga anche i praticanti Zen, sia nei termini indicati da Severino sia sotto altri profili (tipi, fede nel maestro).

“La fede è un dono di Dio, è un dono della grazia”. Chi dice questo – e purtroppo lo vedo dire anche da laici, lo diceva anche D’Alema e Montanelli: “non ho il dono della fede” – chi dice questo riconosce che la fede sia un qualche cosa che valga la pena di ricevere in dono, laddove potrebbe benissimo darsi che il dono vero e proprio sia quello di non avere fede.
Allora che cos’è la fede? La fede è ‘volere che il mondo abbia un senso piuttosto che un altro’. È la volontà che il mondo abbia un certo senso, per esempio il senso cristiano e non il senso buddista. Cioè che abbia un senso che è equivalente ai sensi alternativi.
Allora questa volontà che il mondo abbia un certo senso è una prevaricazione, è violenza. 
Nella fede non vedo uno strumento che possa chiarire il senso della verità, anche se, non avendo fede, noi non staremmo seduti dove siamo seduti, perché per stare seduti dobbiamo aver fede che ci sia un pavimento e una seggiola che ci reggano. 
Allora, la fede serve dal punto di vista pratico, ma dal punto di vista della verità è proprio lo sbandamento nella direzione opposta a quella della verità, è quella della prevaricazione.
È dire: “Il mondo ha questo senso, non un altro”. Questo è il prevaricare, questa è la violenza.”
(E. Severino)

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