Giugno 2025
Undicesima edizione del cammino estivo, nuova tappa dell’Alta Via dei Parchi.
Mi ero unita al gruppo dei camminatori dalla seconda edizione del 2016; ho proseguito fino alla sesta del 2020
e ricongiunta a questa undicesima edizione. Un pezzo importante della pratica scaramucciana. Ringrazio i
compagni per avermi riaccolta a proseguire i passi insieme.
Un passo dopo l’altro sto imparando a distinguere l’esistere dal vivere. Continuando ad affinare
l’attenzione, la presenza. Continuo a provarci, così come, respiro dopo respiro, seduti in zazen si prova ad
accedere al Vuoto.
In una risposta al Mondo Taino, rispetto a qualcuno che sosteneva che solo chi vive bene muore bene, così
si esprimeva: “Solo chi muore in ogni istante, vive”.
Nei resoconti quotidiani del cammino che Paolo riporta, si accenna al tema emerso su cosa rappresenta
ancora oggi la pratica “sui diversi atteggiamenti per ognuno tra impegno e lasciare andare… chi sente la
necessità di portare avanti gli insegnamenti, di trasmetterli ad altri, chi invece prende un ruolo di
testimone senza la propensione a lascare tracce.” Chiedo a Paolo come vive lui il tema della pratica e mi
risponde con semplicità: “vivo la gratitudine”. E si fa palpabile questa gratitudine. Contagiosa. Mi sento
grata a Piero che ha organizzato i percorsi kilometrici giornalieri e i diversi pernottamenti. Grata a Paolo che
passo dopo passo ci ha guidati in queste belle vie. A momenti non così chiaramente individuabili. Grata a
Carla che col suo spirito amichevole e gioviale ha contribuito a rendere gradevole tutto il percorso.
Tre pensieri/desiderio che abbiamo condiviso con Carla sono stati:
- Meditare tutti insieme al mattino prima del cammino.
- Ritrovarci insieme a Scaramuccia magari una volta l’anno.
- E questo più che un pensiero/desiderio è stata una coincidenza: l’espressione di gioia di entrambe
in contemporanea, quando, al secondo giorno che si camminava in quota, abbiamo visto tra quel
tripudio di fioritura il “botton d’oro”. A Carla riportava l’infanzia quando con la nonna andavano ad
incontrare il botton d’oro tra le montagne friulane. A me riportava i prati della Val dei Mocheni
dove sono cresciuti (e io con loro) i miei bambini, che miei non sono ovviamente. Ricordi a parte,
vedere il botton d’oro nel tappeto colorato è stato come vedere l’eterno Dharmakaya rifiorire
ancora e ancora.
Arrivati all’ultima mattina, nel mentre che si stava camminando, la presenza del Maestro Taino si è fatta
sentire nel nostro stare insieme, tra le nostre parole, silenzi e risate, nei nostri passi, in quel terreno che si
stava calpestando. La sera prima si era detto di dedicare un Kinhin al Maestro ma non c’è stato bisogno.
E ora che il cammino con i compagni si sta allontanando, il tema della gratitudine sta avendo un’attenzione
maggiore.
A mani unite, Vilma Myòdo

Grazie Wilma! Ritrovarci una volta l’anno a Scaramuccia ci tocca! Non tanto per obbligo, ma per amore verso chi ci ha dato cuore per amare il tutto, occhi per vedere oltre il visibile orecchie per ascoltare chi non può parlare! Ed infine ali per volare oltre l’universo. La! Dove riposa il Mu! Un grazie va atutto il Shanga per la costanza di mantenere via la nostra pratica! A mani unite Saverio Bassui.grazie!
Mi correggo (VIVA!)